“Combatto i pregiudizi facendo box con il mio velo”- la Nike Pro Hijab ambassador Zeina Nassar è un esempio per molti

L’International Boxing Association (AIBA) ha modificato le proprie linee guida per consentire alle pugili di indossare l’hijab alle competizioni internazionali “se lo desiderano per motivi religiosi”, ha riferito Harpers Bazaar Arabia il 20 febbraio.

“Combatto i pregiudizi con il pugilato con il mio foulard”, ha detto l’ambasciatrice Nike Pro Hijab Zeina Nassar alla luce dell’annuncio storico dell’AIBA, che è stato rilasciato in occasione dell’incontro del Comitato Esecutivo a Istanbul, in Turchia, il 9 febbraio.

La pugilessa musulmana tedesca, ha svolto un ruolo importante nella riforma della regola discriminatoria, dopo aver combattuto e vinto il diritto alla box nel suo paese d’origine.

“Ho sempre dovuto combatterli perché odiavo sentire che le donne con il velo non sono istruite, sono costrette a indossare il velo e non hanno libertà. Io ho dimostrato che si sbagliano, questi sono solo cliché “, ha dichiarato il cinque volte campione di box tedesco.

Di fatto, l’AIBA è attualmente guidata dal presidente musulmano uzbeko Gafur Rakhimov, che è stato vicepresidente dell’AIBA dal 1998.

Feroce battaglia
La limitazione dell’hijab nel pugilato è diventata molto noto dopo il caso del pugile americano di 15 anni, Amaiya Zafar.

Dopo anni di pressioni contro l’organizzazione americana di pugilato, nel 2017 hanno finalmente adottato una nuova regola di esenzione religiosa che ha permesso a Zafar di diventare la prima pugilessa hijabi negli Stati Uniti e di perseguire il suo sogno di competere nelle Olimpiadi del 2020.

Shirzanan, un gruppo di attivisti per i diritti delle atlete musulmane di tutto il mondo, ha esercitato pressioni su questo tema e continua a lottare affinché altri sport abbandonino le loro restrizioni prima dei Giochi del 2020 a Tokyo, in Giappone.

È interessante notare che la schermitrice americana Ibtihaj Muhammad ha fatto storia ai Giochi di Rio 2016 come la prima donna musulmana americana a indossare un hijab mentre gareggiava.

Tuttavia, altri sport continuano a subire discriminazioni simili nei confronti delle donne musulmane hijabi, come il judo che ha bandito la judoka dell’Indonesia Miftahul Jannah lo scorso ottobre dai Giochi asiatici di Para quando si è rifiutata di rimuovere il suo hijab.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su aboutislam.net

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Un’introduzione alla cosmetica Halal

La cosmetica halal non è una “nuova tendenza”. Le donne musulmane investono in bellezza halal da anni, anche se solo recentemente è cresciuta in popolarità, producendo prodotti più vari e prontamente disponibili nel mercato della bellezza. Un rapido sguardo alle ricerche di tendenza mostra che negli ultimi cinque anni l’interesse per il trucco halal è aumentato di dieci volte. Ma cos’è la cosmetica halal?


Secondo il famoso detto “meno sai meglio stai”, l’ignoranza è la chiave della felicità. Purtroppo non è soltanto un proverbio, in effetti quotidianamente nuove scoperte ci scuotono l’animo, la curiosità a volte diventa il nostro peggior nemico.

Scoprire per esempio che la quasi totalità di ciò che ci circonda (anche quelle più inaspettate) e che utilizziamo ogni giorno, è costituito da sostanze di derivazione animale, può non suscitare stupore nella maggior parte delle persone; ma c’è una grandissima fetta di popolazione a cui la questione non solo suscita stupore, ma diventa una vera e propria battaglia quotidiana.

Il tema delle sostanze animali nei prodotti usati dall’uomo è molto ampio, ed anche se dovrebbe essere un argomento di interesse comune, qui ci rivolgiamo ai/alle cari/e consumatori halal e tratteremo il tema dei cosmetici.

Oggigiorno è sempre più difficile identificare ingredienti animali nei prodotti che utilizziamo, accentuato dalla non specificità delle etichette (alcune sostanze che possono essere sia vegetali che animali, non ne viene specificata l’origine) dall’uso di codici  o dall’uso di nomenclatura scientifica non nota.

Quasi tutti i prodotti cosmetici contengono almeno una sostanza di derivazione animale, dalle creme per il corpo al balsamo per capelli, dal fondotinta al lucida labbra.

Ma prima di affrontare nello specifico i prodotti cosmetici e quali sono le sostanze imputate, cosa si intende per halal o haram in ambito cosmetico?

La parola Halal, si riferisce a tutto ciò che è lecito secondo i dettami e la legge islamica. Deriva dal verbo halla che significa essere o diventare legittimo, legale, consentito, ammissibile, non proibito.

Nel contesto del cibo, si riferisce specificamente a tutto ciò che non contiene alcol, carne di maiale (o prodotti a base di carne di maiale) o di qualsiasi animale non macellato secondo la legge e le tradizioni islamiche (simile al concetto di Kosher). Tuttavia, quando parliamo di cosmetici, le sue implicazioni potrebbero non solo aderire agli ingredienti, ma anche alla fonte degli ingredienti e il modo in cui vengono prodotti, ovvero se sono prodotti testati su animali.

Per quanto riguarda la sperimentazione sugli animali, dall’11 marzo 2013, in UE è entrato in vigore il divieto ASSOLUTO dei test su animali (la cosiddetta sperimentazione preventiva, da effettuarsi prima di immettere in commercio un prodotto) degli ingredienti utilizzati per i prodotti cosmetici.

I prodotti europei definiti cruelty-free sono identificabili dal logo di certificazione (ente ICEA).

Inoltre sono sempre più le organizzazioni nate proprio allo scopo di tutelare ed informare il consumatore, grazie anche alla Positive List, una lista aggiornata periodicamente, contenente tutte le aziende cruelty free.

Tuttavia, la certificazione cruelty-free, non implica il non utilizzo di sostanze animali nei prodotti, ma solo l’assenza di sperimentazione animale.

Un prodotto halal, quindi certificato come tale da un apposito ente, non solo garantisce un prodotto cruelty-free, ma anche la presenza di sole sostanze lecite secondo la legge islamica.

Questo delinea un significato molto profondo dietro alla certificazione Halal, sicuramente un valore aggiunto, non solo di qualità, ma a livello etico e morale.

Proprio per questo motivo i prodotti Halal non sono rivolti solo ad una clientela prettamente musulmana come comunemente si crede, ma a chiunque desideri prodotti cruelty free e naturali.

Negli ultimi anni c’è stata una crescente domanda per lo sviluppo e la vendita di cosmetici halal e aziende in tutto il mondo hanno risposto. I cosmetici halal sono in aumento dal 2013 e le vendite a livello globale sono arrivate a quota 63 miliardi di euro.

Questo ha portato alla nascita di brand del mondo della cosmetica certificati halal, come PHB Thical Beauty, Inika, Sampur, Tuesday in love, e tanti altri.

 

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Principi relativi alla liceità del cibo

 

 

I principi guida riguardanti le leggi in materia di alimentazione, sono rivelati nel Corano da Allah, a Muhammad (pbsl) per tutte le persone. Le leggi alimentari vengono spiegate e messe in pratica attraverso la Sunnah (la vita, le azioni e gli insegnamenti del profeta), come testimoniano i diversi Hadith.

In generale tutti i beni di Allah sono leciti, tranne quelli espressamente proibiti da un suo versetto, e che vengono chiamati haram. Questo fa sì che un musulmano faccia molta attenzione alla propria alimentazione, in particolare agli ingredienti utilizzati, anche se a volte è molto difficile distiguere tra lecito (halal) e illecito (haram). Per questo motivo le varie scuole di dottrina islamica, hanno cercato da sempre di portare maggiore chiarezza in questo ambito.

La guida più completa e più accettata riguardante i principi da seguire per osservare il consumo halal è quella di Al-Qaradawi The lawful and the prohibited in Islam:

  • Il principio di base è che tutte le cose create da Dio sono permesse, con alcune eccezioni che sono specificamente proibite.
  • Rendere lecito e illecito è diritto di Dio solo. Nessun essere umano, non
    importa quanto pio o potente sia, può rendere proprio questo diritto.
  • Proibire ciò che è permesso e consentire ciò che è proibito è simile ad
    attribuire soci a Dio (miscredenza).
  • Le ragioni fondamentali per il divieto delle cose sono l’impurità e la nocività.
    A un musulmano non è richiesto sapere esattamente perché o come qualcosa è impuro o dannoso in ciò che Dio ha proibito. Potrebbero esserci ovvi motivi e/o
    potrebbero esserci motivi oscuri.
  • Ciò che è permesso è sufficiente, e ciò che è proibito è quindi superfluo.
    Dio ha proibito solo cose che sono inutili o superflue seppur fornendo
    alternative migliori.
  • Tutto ciò che è favorevole al “proibito” è di per sé proibito. Se qualcosa
    è vietato, anche tutto ciò che porta ad esso è proibito.
  • È illecito rendere lecite le proibizioni di Dio con scuse fragili. Anche rappresentare il lecito come illecito è proibito.
  • Le buone intenzioni non rendono l’illecito accettabile. Ogni qual volta un’azione del credente è accompagnata da una buona intenzione, la sua azione diventa un atto di culto. Nel caso di haram, essa rimane haram, non importa quanto è buona l’intenzione, quanto è onorevole lo scopo o quanto elevato l’obiettivo.
    L’Islam non approva l’impiego del haram per ottenere un lodevole
    fine. In effetti, insiste non solo sul fatto che l’obiettivo sia onorevole, ma anche che il mezzo scelto per raggiungerlo.
  • Le cose dubbie dovrebbero essere evitate. C’è una zona grigia tra chiaramente lecito e chiaramente illecito. L’Islam considera un atto di fede e di pietà evitare cose dubbie.  Sull’autorità di Abu ‘Abdullah, Al-Nu’man Ibn Bashir (che Allah sia compiaciuto di entrambi), ha detto:’ Ho sentito il Messaggero di Allah sallallaahu ‘alayhi wa sallam (pace e benedizione su di lui) dire:“Il Halal è chiaro e l’Haram (proibito) è chiaro e tra di loro ci sono alcune cose in dubbio, che la maggior parte delle persone non sanno – se sono Halal o Haram – Quindi, chi evita i dubbi, tutela la sua religione e l’onore, ma chi si impegna nei dubbi, cade nel Haram. “
  • Le cose illecite sono proibite a tutti allo stesso modo. Le leggi islamiche sono universalmente applicate a tutti i popoli, credi e sessi; senza nessuna differenza.
  • La necessità impone delle eccezioni. La gamma di cose proibite nell’islam è molto stretta, ma l’enfasi sull’osservanza dei divieti è molto forte. A allo stesso tempo, l’Islam non è ignaro delle esigenze della vita, delle loro grandezza, o della difficoltà di perseguire il halal. Per questo in caso di stretta necessità, è lecito consumare cibo haram.

 

Cinque termini principali sono usati per descrivere l’ammissibilità del cibo:

  • Halal significa ammissibile e lecito. Si applica non solo alla carne, ma anche ad altri prodotti alimentari, cosmetici e prodotti per la cura personale.
    Il termine si applica anche al comportamento personale e all’interazione sociale.
  • Halal significa lecito, ed è opposto al termine haram.
  • Mushbooh è qualcosa di discutibile o dubbio, a causa delle differenze nelle opinioni degli studiosi o della presenza di ingredienti indeterminati in un prodotto alimentare.
  • Makrooh è un termine utilizzato per descrivere qualcosa il cui consumo è sconsigliato, in quanto non chiaramente lecito.

 

Questi, in sintesi, sono i principi generali che regolano la liceità del cibo. Nella nostra quotidianità però incontriamo molti alimenti (e non solo) il cui consumo lecito è difficile da constatare, sopratutto per quei prodotti che contengono alcuni derivati. Ma non abbiate timore, lo scopo di questo blog è proprio quello di portare un pò di chiarezza per quanto riguarda il consumo halal.

<< O voi che credete, mangiate le buone cose di cui vi abbiamo provvisto e ringraziate Allah, se è Lui che adorate.>>

 Corano 2:172

 

 

Fonti:

Al-Qaradawi, Y. 1984. The Lawful and Prohibited in Islam, The Holy Quran Publishing House,
Beirut, Lebanon.
Awan, J.A. 1988. Islamic food laws. I. Philosophy of the prohibition of unlawful foods, Sci. Technol.
Islam. World, 6(3), 151.
Chaudry, M.M. 1992. Islamic food laws: philosophical basis and practical implications, Food
Technol., 46(10), 92, 93, 104.
Hussaini, M.M. and Sakr, A.H. 1983. Islamic Dietary Laws and Practices, Islamic Food and Nutrition
Council of America, Bedford Park, IL.
Pickthall, M.M. 1994. Arabic text and English rendering of The Glorious Quran, Library of Islam,
Kazi Publications, Chicago, IL.
Sakr, A.H. 1993. Current issues of Halal foods in North America, Light, May/June, 3(3), 22-24.
Sakr, A.H. 1994. Halal and Haram defined. In: Understanding Halal Foods-Fallacies and Facts. Foundation
for Islamic Knowledge, Lombard, IL.
Twaigery, S. and Spillman, D. 1989. An introduction to Moslem dietary laws, Food Technol., 7, 88-90.

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Una piccola introduzione al cibo halal

Il cibo è considerato uno dei fattori più importanti per l’interazione tra diversi gruppi etnici, sociali e religiosi. Una delle maggiori preoccupazioni che affligge ciascun essere umano è il cibo che mangiamo: i musulmani vogliono mangiare cibo halal; gli Ebrei solo cibo kosher; Indù, buddisti e altri gruppi solo cibo vegetariano o vegano. In generale, grazie ai progressi in campo scientifico e alla maggior facilità con cui possiamo avere accesso a una mole indefinita di informazioni, al giorno d’oggi siamo molto più consapevoli e coscienti riguardo al cibo, alla nutrizione e alla salute. Tutto questo ha indotto l’industria alimentare ad un forte rinnovamento in campo produttivo, in modo da poter soddisfare tutte le esigenze dei diversi gruppi etnici e religiosi.

L’Islam è la seconda religone più diffusa a livello mondiale (22% della popolazione mondiale), la prima per crescita. In Italia, i musulmani più di 2 milioni, ovvero il 3% della popolazione. L’Islam non è solo una religione rituale, ma è un vero e proprio stile di vita; con un codice che regola l’intera vita di un musulmano. Un ambito strettamente regolato è proprio l’alimentazione; gli alimenti che un musulmano può mangiare sono etichettati con l’aggettivo halal. E’ un vero e proprio impegno quello che un musulmano deve compiere per far si che tutto ciò di cui si nutre sia halal. Per i non musulmani, un sinonimo di halal per quanto riguarda gli alimenti, è la garanzia di un prodotto di qualità.

Si stima che tra i 300 e i 400 milioni di musulmani vivano come minoranze nelle diverse nazioni, integrandosi con differenti società e culture. Nonostante questo, tutti i musulmani vivono seguendo i dettami di Allah, ed il concetto halal ricopre un aspetto molto importante in quest’ultimi.

Tutti i cibi di origine vegetale ed animale sono considerati halal, tranne quelli espressamente citati nel Corano e nella Sunnah, ed ovviamente i loro derivati.

 

 


In questa sezione di Halaly ci occuperemo di tutto ciò che concerne l’alimentazione halal, con ciò che è lecito o non è lecito mangiare per un musulmano, con tanto di citazioni del Corano. Maggiore spazio sarà dedicato anche all’industria alimentare in Italia; ai prodotti con certificazione halal; ai benefici e all’importanza della dieta halal. Useremo una terminologia ed un formato comprensibile a tutti. Termini e concetti associati alla giurisprudenza islamica saranno evitati laddove sarà possibile.

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Il concetto Halal nell’Islam

La parola Halal, usata in generale dagli arabi e dai musulmani, si riferisce a tutto ciò che è lecito secondo i dettami e la legge islamica. Deriva dal verbo halla che significa essere o diventare legittimo, legale, consentito, ammissibile, non proibito.

Per molti la parola halal è associata al cibo; quindi si riferisce a tutto ciò che un musulmano può o non può mangiare. Specialmente in Occidente, il pensiero comune è che halal riguardi la carne che un musulmano può consumare. Difatti non è così, ma è un campo molto più ampio, in quanto si riferisce oltre che al cibo, anche al comportamento, al modo di parlare, alle azioni, al modo di vestirsi, al lavoro e via discorrendo; insomma è un concetto che regola e disciplina ogni aspetto della vita di un musulmano.

La parola Haram è l’opposto; significa proibito, illecito, non permesso dalle leggi islamiche. Come il concetto di Halal, anch’esso riguarda tutti gli aspetti della vita di un fedele.

Dunque possiamo dire che l’intera vita di un musulmano è dominata da questi due concetti antitetici.

Ma qual’è il senso di tutto ciò? Perché un buon musulmano per esser tale deve star ben attento a condurre una vita halal?

In realtà non c’è nulla di così strano ed estraneo in tutto questo; superficialmente son ben comprensibili affermazioni come «Ma perché voi musulmani non potete bere alcool? Non sapete che vi perdete!» oppure «Non riesco a capire questa vostra esigenza di mangiare carne halal, alla fine è sempre carne!» e tante altre ancora. Ma subhanaAllah non c’è nulla di quello che Allah ha proibito che non abbia senso; tutto ha una sua specifica motivazione, ed in generale è utto ciò che concerne l’etica e morale umana; quindi la preservazione dell’entità religiosa, la salvaguardia della vita, l’integrità di una sana società, la tutela e l’enfatizzazione di molti valori ecc.

Per ogni ambito della vita di un fedele ci sono prescrizioni che determinano il suo essere halal o haram; prescrizioni che derivano dal Corano, dalla sunna del profeta (pbsl), e opportunamente argomentate da sapienti.

Qui di seguito alcuni versetti del Corano a proposito:

«O voi che credete, in verità il vino, il gioco d’azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie, sono immonde opere di Satana. Evitatele, affinchè possiate prosperare.»

(Corano 5:90)

«O voi che credete, non vietate le cose buone che Allah vi ha reso lecite. Non eccedete. In verità, Allah non ama coloro che eccedono.»

(Corano 5:87)

«Dì:”Il mio Signore ha vietato solo le turpitudini palesi o nascoste, il peccato e la ribellione ingiusta, l’attribuire ad Allah consimili, a proposito dei quali non ha concesso autorità alcuna e il dire contro Alla cose di cui non conoscete nulla.»

(Corano 7:33)

Infine vorrei concludere con un hadith noto del profeta Muhammad (pbsl):

Sull’autorità di Abu ‘Abdullah, Al-Nu’man Ibn Bashir (che Allah sia compiaciuto di entrambi), ha detto:’ Ho sentito il Messaggero di Allah sallallaahu ‘alayhi wa sallam (pace e benedizione su di lui) dire:

“Il Halal è chiaro e l’Haram (proibito) è chiaro e tra di loro ci sono alcune cose in dubbio, che la maggior parte delle persone non sanno – se sono Halal o Haram – Quindi, chi evita i dubbi, tutela la sua religione e l’onore, ma chi si impegna nei dubbi, cade nel Haram. “

 

 


 

Fonti:

AL-MALIKI, A. AND A. IBRAHIM, 1997, mu?jam al-musTalaHaat al-dinieh
“Dictionary of Religious Terms.” Al-Riyad Al-?ibykaan Bookshop.

Corano (5:87; 5:90; 7:33)

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